| Presunto colpevole: lotta agli abusi sui minori, sulla pelle dei minori |
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| Scritto da Margherita Besana |
| Martedì 13 Ottobre 2009 12:27 |
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Sfogliando gli annali giudiziari e facendo un po’ di conti si apprende che in Italia dal 1996, anno di entrata in vigore della nuova legge sulle violenze ai minori ad oggi, sono stati circa 5500 gli adulti, per la stragrande maggioranza uomini che hanno varcato a vario titolo le soglie di un palazzo di giustizia perché coinvolti in questi reati. Si tratta in percentuale irrisoria di denunce per atti che hanno una concretezza sessuale ben precisa come gli stupri a fronte di un gran numero di molestie o atti senza contatto ed esposizione dei genitali.
C’è chi dice che sono assai pochi rispetto alla gravità e all’estensione del problema e chi dice che sono troppi in relazione ai pochi stupri accertati. Sono molti coloro che tracciano quotidianamente uno scenario drammatico nel quale i nostri figli sarebbero in costante pericolo e quasi altrettanto quelli che lamentano un effetto psicosi che danneggerebbe singoli individui, ma soprattutto la serenità affettiva dei minori.
MOLTO RUMORE E POCHI DATI CERTI - Tanto chiasso e pochi dati certi. Grande emotività e scarse discussioni pacate e fattive. A porre un po’ di ordine nella questione ci prova il criminologo Luca Steffenoni con un libro «Presunto colpevole. La fobia del sesso e i tanti casi di malagiustizia» Edizioni Chiarelettere. Lo fa con intenti non saggistici mediante una scrittura fluida e godibile partendo dal punto nel quale la cronaca giornalistica normalmente abbandona il caso. Tante storie di adulti e bambini che contribuiscono alla realizzazione di una foto di gruppo tesa a documentare lo stato del problema, i risultati ottenuti e i tanti insuccessi della lotta a questo male. E’ una foto in bianco e nero, quella scattata dal criminologo milanese, nella quale il nero prevale nettamente sul bianco e il dietro le quinte della lotta alla pedofilia appare lastricato di errori e interessi non proprio limpidi. «In Italia non si fa la lotta agli abusi» è la sua tesi «ma una rappresentazione simbolica. Si è costituito un sistema di assistenza sociale, di associazionismo, di giustizia che ha perso l’obiettivo della tutela del minore il quale, viceversa, appare sempre più spesso tirato per la giacchetta da interessi e fanatismi altrui». DENUNCE "INTERESSATE" SULLA PELLE DEI MINORI - Interessi come quelli degli ex genitori, per esempio, se è vero che l’80% di tutte le denunce provengono dall’ex coniuge e diventano operative solo dopo che un tribunale civile ha deciso provvedimenti come l’affido condiviso, giudicati iniqui, dalla ex moglie. Storie di donne contro uomini, di madri contro figlie, di ex mogli contro nuove compagne, di suocere contro generi, in un campo di battaglia che vede il bambino come oggetto del contendere. Ma anche interessi di lobby di pressione che devono i loro introiti al continuo stimolare una paura irrazionale verso un problema che, secondo Steffenoni, è affrontabile e può essere sconfitto. E’ dovuta intervenire un’interpellanza parlamentare per mettere a tacere le voci diffuse da un convegno finanziato dallo Stato nel quale si arrivava a dire che un bambino su sei è abusato. E ancora, interessi di periti, psicologi, ascoltatori di disagio, assistenti sociali, case d’accoglienza che, sempre secondo l’autore, costituirebbero un gruppo chiuso e autoreferenziale che ha spostato il problema dell’abuso e delle prove oggettive a quello del tutto aleatorio del “sintomo di abuso”, provato unicamente da scienze-non scienze come appunto la psicologia. Il risultato sarebbe un sistema che ha perso credibilità nel quale «è tanto possibile che un colpevole sfugga alla giustizia, quanto un innocente finisca in galera». Si riesce perfino a sorridere leggendo Presunto colpevole, apprendendo di inchieste che dal dramma sconfinano nel ridicolo. IL CASO DI RIGNANO FLAMINIO - Come nel caso dell’enorme coniglio rosa saltellante che avrebbe contribuito a perpetrare abusi sui bimbi di Rignano Flaminio o pensando al povero imputato che con colpo di teatro si salva all’ultima udienza mostrando alla Corte il membro precedentemente tatuato con un soggetto sconosciuto al presunto violentato. Il criminologo affronta anche numerose inchieste che hanno coinvolto scuole e istituti privati con enormi costi umani e finanziari pervenute a tardive assoluzioni e ascrivibili al fenomeno delle psicosi collettive. I numeri sembrano dare ragione all’autore se è vero che delle circa 5000 denunce che ogni anno vengono presentate, circa 4000 non passano i primi controlli formali e delle rimanenti solo il 20% sono riconducibili ad episodi accertati, mentre le rimanenti riguardano scontri post divorzio tra coniugi. Molti sono anche le testimonianze di ex bambini che diventati adulti svelano una realtà diversa da quella della loro difesa. Una realtà fatta di pressioni, di distorsione della realtà, di domande tese a suggestionarli che hanno prodotto condanne penali e gravissime violenze ai loro danni delle quali non sono i pedofili gli autori, ma coloro che avrebbero dovuto proteggerli. Scrive Lucia Esposito per Libero del 18 sett. 2009: “Un libro che tutti-insegnanti, giudici, psicologi e genitori-dovrebbero leggere per cambiare prospettiva e vedere cosa c’è dietro l’allarme pedofilia”. Il libro di Luca Steffenoni "Presunto colpevole" è edito da Chiarelettere, 2009 |
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